Flora Frate (Azione): Le scuole non riapriranno per tutti il 7 gennaio, forse l’11. Forse

Flora Frate (Azione): Le scuole non riapriranno per tutti il 7 gennaio, forse l’11. Forse

Flora Frate, parlamentare di Azione – afferma – “L’approssimazione è diventata la cifra caratteristica e dominante di un ministero la cui guida politica è confusa, incespicante, noiosamente retorica. Andare in televisione senza contraddittorio è facile, appagante. Ma quello è il reality, poi c’è la realtà. E la realtà è sempre un po’ più complicata poiché contano i fatti, le scelte, la programmazione e non gli stati d’animo o i richiami ossessivi ad una autobiografia brandita come una ideologia. Davanti all’ennesimo annuncio clamorosamente smentito, il Ministro dell’Istruzione per coerenza e dignità politica non dovrebbe fare altro che rassegnare le sue dimissioni irrevocabili. Ma non accadrà perché anche stavolta, come sempre, la colpa sarà di qualcun altro. La pandemia sta diventando la più grande giustificazione dell’incompetenza al potere. Si andrà avanti nel silenzio assordante di tutto il Governo: i contrasti su didattica a distanza, concorsi, precari, banchi a rotelle sono frizioni di facciata, parti logore della solita antica commedia. E nel silenzio di un Presidente del Consiglio che sulla scuola avrebbe dovuto assumere scelte dirette (a suo tempo proposi un interim) anziché limitarsi a coprire l’evanescente inconsistenza di chi siede al più importante dicastero del nostro paese. Altro che i ministri migliori.”
“Ho sempre pensato – ribadisce – che non ci fossero le condizioni per la riapertura e sono stata la prima a sostenere le scelte rigorose, anche impopolari, adottate dalla mia Regione. È evidente che qui il problema non è la data, quanto la totale assenza di una politica in grado di amministrare, di prevenire piuttosto che subire, di decidere in fretta e bene. Le soluzioni alternative c’erano. Si potevano scaglionare gli ingressi, organizzare diversamente il calendario delle lezioni, integrare il trasporto pubblico coi bus turistici fermi da mesi, predisporre termoscanner e test antigenici rapidi, definire procedure snelle e rapide per gli studenti con familiari fragili. Insomma, il minimo sindacale per tenere le scuole aperte e in sicurezza. Però niente di tutto ciò è stato fatto, ogni proposta è stata bocciata a prescindere ripiegando su una DAD che, sebbene necessaria e nonostante l’impegno del personale docente, è stata un fallimento epocale. Migliaia di studenti sono diventati degli invisibili, letteralmente scomparsi, la più grande dispersione scolastica di massa della storia repubblicana. Studenti disabili ed extracomunitari i più penalizzati. Serve a poco avere “la scuola dentro” se poi non hai mai gestito frontalmente una classe, se non conosci quello che c’è fuori. Come con i precari, costretti ad un concorso assurdo in piena pandemia, osteggiati con inaudito accanimento, colpevoli di chiedere un percorso di stabilizzazione coerente con le competenze già mostrate in anni di servizio sul campo. Equità e feticcio del merito sono due cose diverse.”
“Chi avalla – conclude – queste scelte è irresponsabile, la scuola pagherà un prezzo altissimo. A furia di procedere a fari spenti nella notte si rischia di andare a sbattere. Vale per il Governo ma ancor di più, e soprattutto, per il paese.”