Teatri chiusi: cosa vuol dire fermarsi per un attore, le parole dell’insegnante Loredana di Martino

Teatri chiusi: cosa vuol dire fermarsi per un attore, le parole dell’insegnante Loredana di Martino

Marzo 23, 2021 0 Di Gabriella Giocondo

L’arte, per quanto le luci di un palcoscenico possano essere spente, o i portoni di un museo chiusi, è un flusso costantemente in movimento, ma ha bisogno di essere alimentata da un fattore fondamentale: la speranza. La speranza non è una virtù, ma un farmaco prescritto dalla vita, indirizzato a curare l’uomo dalle inevitabili negatività che può incrociare nella sua esistenza.

Un’attesa senza speranza è soltanto un’immobile apatia. In italia, durante quest’anno, oltre mille teatri hanno chiuso le porte: oltre mille fuochi di speranza si sono spenti. La cultura si è fermata, accompagnando ogni artista o lavoratore dello spettacolo in un limbo, un luogo dove non si è né dentro, né fuori.

Il teatro e le relative scuole di recitazione, al momento, non sono chiuse, ma negate.

La pretesa di riaprire questi luoghi di cultura e di rinascita dello spirito non è un banale capriccio, ma una necessità, a partire da chi, di spettacolo, ci vive sia economicamente che spiritualmente.

Vivere di teatro significa sia avere investito tutto in questa professione e vedere i propri progetti in stallo a tal punto da non avere più modo di tirare avanti, sia (per un giovane attore, ad esempio) aver trovato la propria strada, la propria vocazione e vedersi tarpare le ali da un momento all’altro con lo spettro più temibile che ci sia: la perdita della speranza.

La chiusura di teatri e luoghi di cultura vista da un’insegnante di recitazione: Loredana di Martino spiega cosa vuol dire fermarsi per un attore.

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Loredana di Martino in Campo Quantico shortfilm

Loredana di Martino è l’insegnante del Laboratorio di Recitazione dell’Associazione “Si può fare!”, a Mugnano di Napoli. Con i suoi ragazzi ha messo in scena più spettacoli, realizzato dei cortometraggi tra cui “Campo Quantico” che gira tra i concorsi internazionali, ed ora racconta questa chiusura come “un blocco, sia del lavoro che della creatività e dell’esercitazione, perché il mestiere dell’attore non è un mestiere statico ma bensì dinamico. L’attore può anche studiare ed esercitarsi da solo, ma non saprà mai se quello che sta facendo, lo sta facendo bene, perché l’unico modo che ha per poter sapere e capire che sta procedendo nel verso giusto è il confronto. Il confronto con gli altri colleghi, con la presenza di un’insegnante, lo scambio di idee, il poter comunicare le proprie proposte per quanto riguarda un’intenzione o un movimento”, spiega l’insegnante.

“Il fatto di non potersi confrontare e di non poter trarre energia dalle altre energie dei colleghi è invalidante, sia per un attore professionista che per un allievo.”

Ma un attore può studiare all’infinito senza mai confrontarsi con un pubblico?

Loredana di Martino ritiene che “il pubblico è importante per un attore, perché è sovrano. È il pubblico che ti dirà se quella performance è andata a buon fine oppure no, se l’attore ha svolto tutti i suoi compiti –  cioè quello di comunicare non solo il testo ma bensì delle emozioni – , di riuscire nel suo intento di far vedere non solo delle immagini prodotte dalla sua performance ma anche andare a risvegliare nel pubblico dei  ricordi, delle emozioni. Tutto questo è impossibile se teniamo I teatri e le scuole di recitazione chiuse.

Non parliamo soltanto del mero ritorno economico ma proprio del lavoro dell’attore – continua – Non può lavorare chiuso, da solo, nella sua stanza ma ha bisogno di nutrirsi spiritualmente, mentalmente e tecnicamente con gli altri attori e insieme all’insegnante che gli mostri la strada migliore.”

L’insegnante conclude affermando che “È impensabile che un attore possa stare fermo per un anno, così come un pittore: se non dipinge tutti I giorni le dita cominciano ad irrigidirsi. Un musicista non può non suonare tutti i giorni, altrimenti perde elasticità. Un attore che non si esercita tutti I giorni perderà il fuoco vivo che ha dentro.”