Lettera alla @redazione

Lettera alla @redazione

In questo tempo così surreale e sospeso mi sono posta tante domande, ho attivato  riflessioni sul mio modo di fare scuola, sul mio essere educatore, nello specifico maestra di scuola primaria.

Ho avuto la possibilità e anche l’opportunità di fare introspezione per rinnovare il mio si all’essere docente, una scelta di vita, maturata sin da bambina.

Le mie riflessioni sono venute fuori spontaneamente , maieuticamente dettate da un bisogno sempre più crescente: “Scrutare gli occhietti dei miei alunni per conoscere, sostenere e supportare il loro stato d’animo”.

Come si sentono Diego, Sofia, Giuseppe,..cosa provano, quali emozioni si attivano dentro di loro  in una scuola che non ha più il tempo, la liberta,  per giocare , correre , toccarsi e abbracciarsi?

Ancor di più ho sentito dentro di me la vocazione ad essere maestra di vita, per orientarli, guidarli, per dare loro gli strumenti, quelli indispensabili per tirar fuori in loro la resilienza.

Ho sentito in loro il desiderio di parlare, parlare anche dietro quella mascherina che gli toglie il sorriso ma che non spegne la luce dei loro sguardi.

Ho imparato che tirando fuori le loro emozioni, possono imparare a riconoscerle in loro e negli altri, a trovare strategie risolutive per i loro pensieri negativi.

Eppure ho visto una scuola che nonostante tutto, non sempre si è fermata ad osservare, ha richiesto risposte immediate per andare avanti inesorabilmente e inarrestabilmente con i programmi, che si è adirata per il tempo perso dietro la Dad..Una scuola che si è adeguata alla pandemia , ma che a volte paradossalmente ha continuato a correre verso i programmi

Eppure questa pandemia così contagiosa e spaventosa ha portato con sé anche l opportunità di poterci fermare per poter riflettere sul tempo da donare non solo alle competenze legate alle conoscenze e abilità delle singole discipline ,ma anche a quelle emotive, quelle trasversali ,ma necessarie per fronteggiare gli imprevisti della vita.

“Il come stai? Come ti senti?” disorienta perché ormai inaspettato,  ma ci regala il tempo dell’ ascolto, della domanda che custodisce un dolce messaggio ” Io docente di scuola ci sono, ho la priorità di sapere come stai, per accogliere il tuo io, le tue paure, la tua storia e per aiutarti a trovare quegli strumenti che ti permetteranno di fronteggiare le avversità , ma soprattutto che ti regaleranno la gioia di sapere che Il tuo sentire è importante per costruire  il tuo sapere ” oggi, domani, sempre!

Stefania Conte