Intervista Esclusiva per La Voce della Scuola a Manuela Pascarella, responsabile reclutamento della Flc Cgil Scuola

Intervista Esclusiva per La Voce della Scuola a Manuela Pascarella, responsabile reclutamento della Flc Cgil Scuola

Giugno 10, 2021 0 Di Diego Palma

In qualità di responsabile reclutamento della Flc Cgil Scuola, in merito al concorso ad ottobre 2020 in un’intervista affermava: “Per questo è ipocrita continuare a parlare di un concorso capace di difendere il merito, mentre ci sono 200mila cattedre date a supplenza e migliaia di docenti che lavorano da anni da precari e così continueranno a fare, anche se non supereranno il concorso”. Oggi più di ieri, qual è il suo pensiero sui concorsi quelli terminati e quelli modificati nel discusso “decreto sostegni bis”, prossimo ad essere discusso in parlamento?

“Confermiamo che l’entità delle cattedre scoperte anche quest’anno sarà tale da  rendere complesso e faticoso l’inizio dell’anno scolastico perché il legislatore ancora oggi antepone esigenze di risparmio rispetto all’obiettivo di garantire docenti in cattedra e assunti stabilmente dal 1 settembre. A un anno dai bandi la situazione dei concorsi si è letteralmente rovesciata: lo straordinario, che avrebbe dovuto essere un concorso più semplice, addirittura a quiz, è diventato il concorso più difficile degli ultimi 10 anni. Mentre l’ordinario è stato trasformato in un concorso a quiz. In questo continuo rimestare le procedure di reclutamento manca sempre la formazione in ingresso. Per noi la priorità rimane assumere i precari delle GPS II fascia con 3 anni di servizio con la formazione seria e la prova orale conclusiva e rimuovere i 3 anni per gli specializzati sostegno. Bisogna poi garantire l’accesso al TFA a chi ha 3 anni di servizio su sostegno e i percorsi abilitanti  a regime per tutti.”

 

Il 25 maggio 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 73/2021 (detto Sostegni bis), deliberato dal Consiglio dei Ministri ed incardinato nell’agenda dei lavori del Parlamento (prima alla Camera, quindi al Senato). Quali i possibili e realizzabili emendamenti sono stati proposti dalla sua organizzazione sindacale?

“Alcuni parlamentari hanno proposto emendamenti condivisibili, tesi ad esempio a rimuovere il requisito dei tre anni per le assunzioni da 1 fascia e estendere le stabilizzazioni ai docenti di II fascia con 3 annualità di servizio. Anche sul concorso ordinario abbiamo sentito proposte condivisibili, in particolare sulla cancellazione della norma che prevede la non ripetibilità del concorso in caso di bocciatura. Il problema è che la politica stenta a schierarsi in modo compatto su queste richieste. Il rischio è che una parte di questi emendamenti siano bocciati.”

 

I discussi articoli 58 e 59 del Decreto Legge 73/2021 (detto Sostegni bis), hanno reso necessaria la mobilitazione delle maggiori sigle sindacali ed allo stesso tempo anche delle associazioni dei precari che rivendicano il diritto alla stabilizzazione, ma in differenti date. Ancora una volta la categoria si presenta divisa dinanzi ad una problematica così importante, quale la sua considerazione in merito?

“Le richieste presentate dai sindacati scesi in piazza il 9 e dai coordinamenti di precari il 15 non sono distanti, anzi. Credo che le divisioni servano solo a chi vuole utilizzare una battaglia collettiva per scopi personali. Per questo a tanti nostri iscritti abbiamo chiesto di partecipare il 9 e che li sosterremo anche il 15. “

 

In questo periodo di emergenza e transizione, sono stati innumerevoli i webinar sull’argomento, scuola, precariato, ingabbiati, immobilizzati e piano di stabilizzazione. Tante le informazioni raccolte, tanti gli appelli giunti dalla categoria e tante le cose che purtroppo non sono state realizzate e tante che forse non si realizzeranno almeno nel breve periodo. Secondo Lei è mancata la volontà politica di affrontare concretamente la questione, anche dal governo di larghe intese, nel quale il mondo dei precari aveva forse riposto tutte le speranze ?

“Il governo Draghi sta dimostrando uno scarso protagonismo della politica rispetto ai temi dell’istruzione, la sensazione è che a decidere sia Palazzo Chigi e la Ragioneria dello Stato e non Viale Trastevere o il Parlamento.  Non è un caso che nelle settimane che hanno preceduto la pubblicazione del decreto sia stata costruita una campagna mediatica contro le assunzioni per motivi legati alla denatalità e alla riduzione degli alunni della scuola. Come se le assunzioni producessero esuberi. Niente di più falso, perché la scuola ha un trend di pensionamenti molto alto, che compensa la riduzione degli alunni. Il tema quindi è politico: si vuole investire sulla scuola, oppure no?”

 

La scuola volge al termine, sono stati due anni difficili, in piena emergenza pandemica, tante misure adottate non sono servite a migliorare la scuola, soprattutto i problemi atavici che l’attanagliano da sempre. Quali speranze per il futuro, cosa si aspetta dal nuovo patto della scuola. Tornerà ad essere considerata un investimento necessario per il nostro Paese ?

“Noi lotteremo perché questo avvenga, abbiamo un orizzonte pieno di appuntamenti importanti: il rinnovo del CCNL; la riforma del reclutamento; le risorse del PNRR, il tema delle classi pollaio e di organici adeguati. Non abbiamo nessuna intenzione di mollare su questi punti, per questo con un lavoro ostinato e costante continueremo a spingere nella direzione di dare dignità alla scuola, all’istruzione, al personale che vi opera con grande professionalità e passione. “