Lettera alla redazione: “L’accanimento contro i docenti precari”

Lettera alla redazione: “L’accanimento contro i docenti precari”

Nell’opinione pubblica non appare chiara la percezione della gravità di ciò che si sta per mettere in atto sulla questione del precariato dei docenti: c’è il rischio elevato di buttare fuori dalla scuola chi insegna da anni come precario non abilitato, perché non gli è stata data la possibilità di abilitarsi e quindi di stabilizzarsi tramite procedure riservate ai soli abilitati.
Ciò ha origine da un’avversione ai docenti precari meno giovani, che è iniziata da almeno dieci anni e che nell’ultimo anno e mezzo ha assunto le forme di un accanimento spietato. È lunga la lista di nefandezze, sotto l’aspetto morale e giuridico, che si sono perpetrate a danno dei docenti precari.

Sotto l’aspetto morale, non è assolutamente giusto sfruttare per anni un precario e poi mandarlo fuori sulla base di una selezione tutt’altro che meritocratica

Sotto l’aspetto giuridico, il diritto dei precari ad essere stabilizzati è il diritto alla regolarizzazione della posizione lavorativa, in contrasto all’abuso nella reiterazione dei contratti a termine, come richiamato più volte dall’Europa.
Nessuno ha chiesto sanatorie, bensì il riconoscimento dei diritti acquisiti, come ci fa presente l’Europa per la non applicazione della direttiva UE 70/99, oltre a voler essere valutati seriamente e non tramite concorsoni inadeguati a valutare il merito e senza tempo di riflessione adeguato.

Nell’anno scolastico 2020/21 si è avuto il peggioramento della situazione del precariato, con il record di 213 mila supplenze, perché niente di utile e concreto è stato fatto per far ripartire l’anno scolastico in maniera decente dopo la prima ondata pandemica.

La lista delle nefandezze è lunga anche limitandosi alla cronaca dell’ultimo anno:

1- Abbiamo subìto lo stravolgimento dei punteggi nell’aggiornamento delle graduatorie per le supplenze e la relativa produzione in tempi molto ristretti con graduatorie piene di errori, determinando il caos per l’assegnazione delle supplenze che si è aggiunto al fallimento delle immissioni in ruolo tramite “call veloce”, per cui delle circa 85 mila immissioni in ruolo, tanto propagandate, se ne sono viste neppure un terzo. Quest’anno il Ministero ha dichiarato l’intenzione di stabilizzare circa 70 mila docenti precari dalle varie graduatorie di merito già esistenti e da quelle in fase di stesura del concorso “straordinario 2020”, ma come l’anno scorso i conti non tornano.

2- Abbiamo subìto la mancata stabilizzazione attraverso l’imposizione di un concorso “straordinario” in piena pandemia, pieno di insidie con “modalità di selezione assurde”, voluto per bocciare quanto più possibile come dimostra la media nazionale del 60% di candidati non idonei e il fatto che in tanti casi non si arriva nemmeno a copertura dei posti messi a bando. In teoria, il motivo per cui si è stato bandito un concorso straordinario avrebbe dovuto essere quello di fare una procedura snella, non dico una formalità, per dare modo di stabilizzare chi ha dimostrato con l’esperienza sul campo di aver acquisito le competenze pedagogiche, che non è il nozionismo che si può imparare dai libri. Infatti, i concorsi strutturati come lo “straordinario 2020” valutano proprio nulla, sono basati troppo sulle conoscenze, non si chiede di fare un ragionamento e non si dà il tempo di elaborare la risposta. Chi ha passato lo “straordinario 2020” potrebbe essere un ottimo insegnante, ma anche un pessimo insegnante, perché non si possono valutare in questa maniera le competenze pedagogiche.

3- Da un lato hanno complicato al massimo il concorso “straordinario” (il test a crocette è stato sostituito con risposte a domanda aperta), per bocciare quanto più possibile, dall’altro lato viene semplificato il concorso ordinario eliminando due prove scritte e sostituendole con la lotteria a crocette. Facendo così, vengono modificate le regole del gioco a partita in corso, senza riaprire i termini di partecipazione ai bandi di concorso; sostanzialmente, si tagliano fuori tutti coloro che hanno optato per l’iscrizione al solo concorso “straordinario” ma che, se avessero saputo del fatto che avrebbero semplificato il concorso ordinario, probabilmente avrebbero fatto l’iscrizione anche al concorso ordinario; siamo di fronte indubbiamente ad un’ulteriore ingiustizia!

4- Anche nel caso che un precario, con almeno tre annualità di servizio, non abbia problemi a partecipare al concorso ordinario, in quanto l’anno scorso si è iscritto ad entrambi i bandi, non è corretto metterlo in gioco con chi non ha niente da perdere, facendolo rischiare in un altro concorso, tutt’altro che meritocratico, dove le insidie e i brogli sono dietro l’angolo, mentre la direttiva europea chiede di riconoscere l’esperienza professionale, che è indispensabile per l’acquisizione delle competenze, attraverso la stabilizzazione.

5- L’assenza di percorsi abilitanti formativi è una grave mancanza che va avanti dall’anno 2014 e che si ripete anche nel “decreto sostegni bis”, che non è un decreto su misura per la scuola, ma nonostante ciò in esso si decide di intervenire su alcune questioni che lasciano fuori la maggior parte dei precari, producendo delle evidenti discriminazioni, come il fatto che si consente di conseguire l’abilitazione tramite un concorso ordinario semplificato senza alcun percorso formativo, svalutando in questa maniera il concetto che sta alla base dell’abilitazione all’esercizio della professione, che deve essere connessa ad un percorso formativo, come richiesto dall’Europa.

6- Niente è stato previsto per chi resta fuori dai percorsi di stabilizzazione. È opportuno istituire almeno un percorso abilitante, che rientri all’interno di un piano di reclutamento, finalizzato all’immissione in ruolo e non solo per ottenere un titolo di abilitazione fine a sé stesso considerando che, secondo quanto chiede l’Europa, tre annualità di servizio bastano per ritenere che si siano acquisite le competenze sul campo e che per certificarle non basta un titolo di abilitazione, magari conseguito all’estero, senza aver maturato esperienza.

7- Non esiste alcun diritto di scavalcamento verso i precari meno giovani, tramite i concorsi nozionistici, da parte di coloro che non hanno mai insegnato o hanno appena iniziato ad insegnare, cosa che si sta determinando attraverso la linea anti-precari condotta da alcuni soggetti della politica.

8- La questione del merito viene posta in modo strumentale perché il merito non si può stabilire su contenuti nozionistici a memoria, non si può valutare il merito con prove retrograde, lotterie a crocette, che valutano proprio nulla. Insisto su tale questione perché è aberrante pensare che i concorsi ordinari, semplificati con i quiz, siano la strada meritocratica più giusta, come se le competenze pedagogiche potessero essere dimostrate con qualche crocetta al posto giusto e, al contempo, si ritenga che conti niente l’esperienza sul campo, che è quanto di più professionalizzante esista.

9- Ai precari con esperienza pluriennale, non abilitati perché non gli è stata data la possibilità di abilitarsi, non resta che affidarsi unicamente ai concorsi ordinari che somigliano molto più ad una lotteria che ad un concorso non adeguato a valutare il merito.
Penso che ci sia molto da insistere per sfatare il tabù secondo il quale senza fare il concorso non ci sarebbe il merito, nonostante nel resto d’Europa funzioni in modo molto più evoluto, con percorsi formativi in itinere. A ciò si aggiunge la svalutazione del titolo abilitante, avendo difatti eliminato i percorsi formativi abilitanti. Con la semplificazione del concorso ordinario, senza istituire alcun percorso formativo, sostanzialmente basta vincere una lotteria a crocette, seguita dall’orale, per entrare in ruolo.

E dove sarebbe valutato il merito?

I docenti precari subiscono un ulteriore colpo, questa volta per tanti precari può essere il colpo letale perché il “decreto sostegni bis” chiude le porte alla stabilizzazione dei docenti precari con procedura urgente, come richiederebbe il buon senso, considerato l’elevato numero di cattedre scoperte e l’esigenza di far partire il nuovo anno con tutti i docenti in cattedra dal primo giorno di lezione, oltre a garantire la continuità didattica, che comunque non ci potrà essere ricorrendo quasi esclusivamente ai supplenti come si verificherà anche il prossimo anno.

Pertanto, è necessario ed urgente, istituire un doppio canale di reclutamento con la creazione di un corso-concorso, da affiancare ai concorsi ordinari, a partire da una graduatoria per titoli di servizio e culturali, da redigere prendendo le GPS di prima e seconda fascia, dalla quale attingere i docenti, che hanno raggiunto le tre annualità di servizio, per avviarli al percorso di formazione iniziale e prova.

Il problema del precariato non è solo un problema che riguarda una parte di categoria, è un problema culturale che danneggia la qualità dell’intero sistema di istruzione, oltre a negare i diritti ai lavoratori. Motivo per il quale, bisogna essere solidali, tutt’altro che alimentare la guerra tra i poveri secondo la logica del dividi et impera messa in atto dai vari governi.
Bisogna lamentarsi e manifestare tutti contro le decisioni governative, che stiamo subendo da almeno dieci anni e che generano solo discriminazioni ed ingiustizie, continuando a peggiorare la situazione del precariato e del mal funzionamento del sistema di istruzione statale.
Bisogna lamentarsi e manifestare tutti contro un sistema di reclutamento totalmente inefficiente, bisogna sostenere tutti tale questione di civiltà, compreso i docenti di ruolo, compreso coloro cui è andata bene o è andata male ai concorsi inadeguati a valutare il merito, coloro che sono in attesa da anni di essere stabilizzati, coloro che hanno appena iniziato ad insegnare e coloro che aspirano ad insegnare.

Michele Molisso