Lettera alla redazione: 15 giugno 2021, il Piave della Scuola italiana!

Lettera alla redazione: 15 giugno 2021, il Piave della Scuola italiana!

Spett.le Redazione, scrivo alla Vs testata nel giorno della manifestazione dei Precari Uniti contro le, innumerevoli, ingiustizie subite negli anni — per alcuni anche decenni — all’interno della scuola italiana. Scrivo alla Vs redazione perché, purtroppo, oggi non potrò essere in piazza per motivi inderogabili, che vanno al di là delle mie possibilità decisionali del momento, che però non mi impediscono di scrivere e stare, con il cuore e con la mente, insieme a tutti gli altri precari nella piazza più importante della scuola italiana di oggi, in viale Trastevere 76/A. Vorrei essere lì! Mi stavo attivando per esserci, ma impegni improvvisi e inderogabili me lo hanno impedito…

Scrivo dalla Sardegna, un luogo molto distante da Roma in termini geografici e in termini ideali. Sì, perché dalla provincia dell’Impero Scuola è molto più difficile farsi sentire, per via dell’isolamento geografico e dei trasporti, sia all’interno delle province sarde, sia dalla stessa regione Sardegna alla Capitale: una regione isolata, come l’appendice d’Italia, agli occhi di chi — quando va bene — la considera solo per le vacanze, e che impedisce, spesso, a priori, con costi esorbitanti per trasporti e tempi dilatati, una reale partecipazione fisica agli eventi davvero importanti che ci riguardano. Le critiche peggiori, però, sono quelle che hanno come effetto la lotta tra precari: i poveri della scuola, che come al solito vengono attaccati anche dai docenti di ruolo per il semplice fatto che ‘loro’ hanno fatto un concorso, un ‘pas’, o hanno trovato lungo il loro percorso una ‘finestra per titoli’, a seconda del capriccio del governante, che li ha immessi in ruolo. Bene, le condizioni inique di cui parlavo prima sono proprio queste: una situazione talmente incancrenita nella scuola che chiunque ci metta mano sbaglia nel fare qualcosa; fa un torto a qualcuno e favorisce altri, e a volte anche in maniera mirata e calcolata, così come abbiamo visto fare di recente con l’assurda presa di posizione del Movimento 5 stelle, ed in particolare della ex Ministra Azzolina, contro la posizione dei precari.

Che i precari servano allo Stato non è mistero, le buste paga più leggere sono da un lato un risparmio e dall’altro l’arma di ricatto che li tiene in forse al Ministero dell’Istruzione, arma usata negli anni più per minacciare che per comprendere le loro ragioni. La strategia di favorire i giovani laureati (come se la loro Laurea valesse di più della nostra che l’abbiamo messa in campo sulle cattedre di mezza Italia) a scapito dei lavoratori di lungo corso è la linea del Piave della scuola italiana. È questo fatto ad innescare la guerra tra docenti e tra docenti e società: una guerra civile, meglio, in un Paese già allo stremo in molti settori, in cui il Covid-19 ha ampliato la platea ed allargato le maglie dello scontro: ancora una volta si dimostra chiara la strategia del Miur di comportarsi come una normale multinazionale privata che ha in spregio la persona e il lavoratore per un mero calcolo di profitto; come se la storia delle rivendicazioni dei diritti dei lavoratori debbano, oggi, ripartire da zero. Lo Stato, con le sue politiche cieche ed irrispettose dei lavoratori, si sta dimostrando nella Scuola pubblica un perfetto sfasciafamiglie, costringendo padri e madri, adulti e maturi, a scegliere tra un lavoro a migliaia di Km da casa o lo stare, da genitore, vicino ai propri figli e al proprio partner.

Tutto questo perché? Perché una giovane Azzolina ha preso le valigie ed è andata a lavorare al Nord? È forse per questo che si fa la guerra ai precari storici? Perché hanno più diritti, umani e sociali, da rivendicare di giovani che magari la famiglia non l’hanno ancora costruita? È questo che deve insegnare ai propri insegnanti la scuola italiana, che da più di dieci anni entrano nelle aule scolastiche dei ‘loro’ figli? Forse perché i giovani sono più malleabili? Si ammicca a loro come se noi non siamo stati giovani e i nostri sacrifici, per la scuola, non li abbiamo già fatti in nome di una flessibilità, si diceva, e di un contratto che forse non cambierà? Ho dovuto partecipare all’ultimo, vergognoso, concorso docenti, ne sono uscito, per merito, tra i vincitori. Era l’unico concorso a cui mi hanno fatto partecipare dal 2012, anno in cui, dopo aver passato preseletiva e scritto, la burocrazia aveva impedito che partecipassi alla prova orale ed accedessi al ruolo. L’ultimo concorso straordinario 2020 è stato quello fatto in tempo di Covid-19, mentre tutta Italia chiudeva!

Un concorso vergognoso a cui era stato impedito, senza prevedere prove suppletive per chi nel frattempo aveva contratto il Covid, magari a scuola, nel proprio posto di lavoro, come se quella fosse stata una loro colpa! Una misura vergognosa che non esito a definire nazista: punire gli svantaggiati creando le condizioni di svantaggio! Ricordo quei giorni come un incubo, la Ministra che perdeva il terreno del consenso andava in TV a rappresentare, con la solita faccia da maestrina, una realtà favorevole solo a lei. Scrissi a Fabio Fazio un elenco di domande scomode che una Tv compiacente non faceva alla Ministra, lui l’ha inserita nelle domande della sua intervista alla Ministra alla quale l’Azzolina ha risposto con sufficienza e disinteresse: per fortuna, come al solito, è stata smentita dal T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III-bis, con la sentenza 12 maggio 2021, n. 5666. In merito a questa vergogna avevo anche promosso una petizione on line che ha raggiunto le 8.000 firme, https://www.change.org/p/azzolinalucia-annullamento-concorso-docenti-durante-il-covid-19/dashboard?source_location=user_profile_started.

Ricordo che il prof. Massimo Galli, direttore del Luigi Sacco, mi ha scritto il giorno stesso della prova, prima che entrassi a sostenere il concorso, lessi le sue parole nel mio telefono: “Io sono d’accordo con voi e NON sono e non sono mai stato nel CTS nazionale! Ho fatto due tweet in proposito: fateli circolare, se volete MG”. È stato fatto di tutto contro la cecità dello Stato Leviatano che aveva la paura di perdere l’appoggio dei 5 stelle, quelli che hanno preso i nostri voti dichiarandosi a favore dei precari e dei diritti dei lavoratori in generale. Ricordo che ho fatto il concorso con la mascherina che mi faceva appannare gli occhiali e mi impediva di scrivere o di leggere sullo schermo quel che scrivevo, mentre venivo ‘ripreso’ dalla rappresentante Covid. Hanno abusato di un potere che dovrebbe essere un diritto per tutti, lo hanno fatto diventare un’arma di ricatto. So che in molti pensano che non si sarebbe dovuto partecipare a quel concorso, ma se così non fosse stato non avrei avuto neppure la libertà, o la forza, di denunciare le ingiustizie che continuamente si subiscono da uno Stato-Ragioniere, che opera senza anestesia nella carne del Paese che è la Scuola. Che non riesce neppure (mi è già accaduto in due occasioni nell’ultimo anno) a riconoscere i servizi di ricerca e di insegnamento fatti all’estero. A parole si vuole premiare il merito quando nelle Gps (un solo esempio per tutti) neppure è stata predisposta la maschera di inserimento del servizio fuori dal territorio nazionale! Motivo per cui, nell’incertezza e nel caos generale le segreterie, già oberate di lavoro, con applicati spesso precari anche loro, fanno una guerra sottesa a chi ‘deve e vuole’, ad ogni buon diritto, stabilizzarsi. L’ultima proposta di legge è assolutamente vergognosa, irridente delle tante speranze e delusioni inflitte al comparto scuola negli anni. Perché? Perché un luogo che forma le coscienze dei cittadini deve essere precarizzato ed addomesticato? La risposta è nella domanda, e purtroppo stiamo vivendo questi tempi, ci piaccia o no questa è la nostra battaglia: da combattere e da guadagnare, come sempre! Sono ancora un precario davanti a tutte queste ingiustizie. Tutte le forze politiche, non quelle trasformiste, dovrebbero sostenere questa lotta. Vediamo se lo faranno, e ricordiamocene al voto!

Davide Fara