Lettera alla redazione: “A che serve fare concorsi che determinano un numero di bocciature così elevato?”

Lettera alla redazione: “A che serve fare concorsi che determinano un numero di bocciature così elevato?”

Di seguito i commenti più ricorrenti dei candidati che hanno svolto la prova scritta nella prima giornata del concorso nelle discipline STEM, con bocciature di circa il 90% dei candidati, voluto in fretta e furia, nonostante non ci sarebbe stata alcuna necessità di una procedura concorsuale accelerata se si fossero presi in considerazione i docenti con esperienza pluriennale da seconda fascia GPS, che si sono formati sul luogo di lavoro come richiesto dalla direttiva 1999/70/CE e non sono abilitati per colpa dello Stato che, dall’anno 2014, continua a negare la possibilità di avere percorsi abilitanti.

Pochissimo tempo per rispondere a tutti i quesiti e alcuni era difficili… Vergognoso!”

Ma oltre che le domande il problema era anche nel tempo concesso… due minuti a domanda per quesiti in cui c’è da fare alcuni calcoli non si fa in tempo”

“L’Italia si merita di non averci in cattedra se questi sono i parametri su cui si basa il governo per reclutarci”
“Domande difficili, per non dire difficilissime, rapportate ai 2 minuti di tempo.”


“Troppo poco tempo per rispondere a quesiti che umiliano la preparazione di candidati che possono dimostrare un curriculum lavorativo che farebbe impallidire tutti i ministri dell’Istruzione che la nostra povera Italia ha avuto negli ultimi 10 anni”
“se avessi saputo a memoria perfettamente tutte le regole e regolette della matematica, forse sarei riuscito… Ma è così che dev’essere un docente di matematica? Uno che sa tutto a memoria ed è rapido a far di conto?

Beh, allora c’è qualcosa che non quadra e noi resteremo sempre un paese dove i risultati nella matematica sono scarsi!”


“Domande assolutamente incoerenti con i programmi scolastici. Sarebbe interessante che il Ministero valutasse gli argomenti proposti!”


“I quiz erano difficili, poco tempo a disposizione sia per la preparazione sia per lo svolgimento della prova (2 minuti a domanda, con domande che solo per essere comprese occorrevano 3/4 minuti)”


Innanzitutto credo che per superare una qualsiasi prova basterebbe la sufficienza (sia a scuola che all’università) qui invece bisognava raggiungere un voto uguale o superiore al 7. Inoltre le domande erano abbastanza complicate, basate su contenuti/casi particolari specifici.”


“Il candidato preparato su tutti gli argomenti deve essere in grado di dare tutte le risposte giuste nel tempo massimo stabilito altrimenti il concorso non sarebbe regolare. Ma allora: perché ci hanno fatto fare questa prova?”

La lamentela più ricorrente riguarda il tempo insufficiente per rispondere alla tipologia di quesiti e il fatto che i quesiti siano basati troppo sui dettagli dell’argomento, insomma quesiti da puro nozionismo a memoria ai quali dare risposta in tempi ridottissimi, come se selezionare un insegnante fosse una questione di conoscenze a memoria, mentre le competenze di un bravo insegnante sono quelle di saper creare un ambiente favorevole all’apprendimento, saper tenere una classe, saper trasferire le conoscenze. Le competenze pedagogiche si acquisiscono con l’esperienza e non sono il nozionismo che si impara dai libri! Motivo per il quale, i concorsi basati sul nozionismo in cui non si dà il tempo di ragionare, oltre che retrogradi, sono totalmente inadeguati a valutare le competenze pedagogiche, soprattutto nel momento in cui non si tiene conto dell’esperienza pregressa.
Anche il concorso “straordinario 2020” ha messo in evidenza gli stessi aspetti critici, pur essendo strutturato tramite quesiti a risposta aperta, con griglie di valutazione che non ammettevano imprecisioni o lacunosità per stare al di sopra della soglia di passaggio troppo selettiva (non basta la sufficienza del punteggio equivalente ai 6/10).

E la domanda che in tanti si sono posti:

A che serve fare concorsi che determinano un numero di bocciature così elevato?, non trova risposta logica in una situazione in cui tutto sia svolto nel rispetto delle regole sulla trasparenza. Ma, da diverse indagini in corso, risulta che queste regole non sarebbero state rispettate in tanti casi. Infatti, continuano ad arrivare notizie di irregolarità relative al concorso “straordinario 2020”. L’ultima di queste notizie è il fatto che sarebbe circolata, nelle chat di alcuni candidati prima della pubblicazione ufficiale sul sito dell’USR, una tabella Excel contenente i risultati di una procedura concorsuale in una regione comprendente tutti i dati dei candidati, anche quelli coperti da privacy. Inoltre, con riferimento ad alcune Classi di Concorso, sono stati rilevati picchi di ricerche su Google, durante la notte precedente le sedute d’esame, concernenti gli argomenti oggetto dei quesiti della relativa prova scritta. C’è anche un’inchiesta su mazzette per superare il concorso che ha portato alla custodia cautelare di due docenti, in cui si evincerebbe l’esistenza di un “collaudato sistema di corruzione” per simili tipologie di concorso.
Dal racconto delle righe precedenti, è più che lecito il dubbio che l’unico motivo per imporre un concorso in fretta e furia, quando c’è già personale formato che andrebbe stabilizzato in ottemperanza alla direttiva 1999/70/CE, sia quello di voler sistemare qualche candidato segnalato, oltre ad un numero ridotto di docenti meritevoli. Diversamente, non ci sarebbe motivo di insistere con tali concorsi inadeguati a valutare le competenze pedagogiche considerato che, con riferimento al concorso “straordinario 2020”:

Il sottosegretario Sasso, in data 9 giugno, ha parlato di modalità di selezione assurde;
Il ministro Bianchi, in data 15 giugno, ha espresso disappunto: i risultati di quello straordinario impressionano e quel modello di concorso non risponde alle necessità. I concorsi non vanno probabilmente fatti come è stato fatto quello straordinario, i candidati devono poter mostrare le proprie esperienze pregresse.

Ai docenti precari della scuola si continuano a negare i diritti acquisiti, si continuano a negare percorsi abilitanti e il diritto ad un percorso di stabilizzazione secondo direttiva 1999/70/CE.

Per avere insegnanti formati e preparati, bisogna valorizzare l’esperienza di lavoro in classe, dando rilevanza alla selezione per titoli culturali e di servizio, come previsto dalla normativa (DPR 487/94, Dlgs 368/2001) applicata in vari settori e categorie della P.A., tra cui i docenti dell’università.

Michele Molisso