Intervista a Michele Mele, autore del libro “L’universo tra le dita. Storie di scienziati ipovedenti o non vedenti”

Intervista a Michele Mele, autore del libro “L’universo tra le dita. Storie di scienziati ipovedenti o non vedenti”

Luglio 7, 2021 0 Di Diego Palma

Intervista a Michele Mele, autore del libro “L’universo tra le dita. Storie di scienziati ipovedenti o non vedenti”. Michele Mele è nato a Salerno nel 1991 con un’eredodegenerazione retinico-maculare, ha conseguito la Laurea Magistrale in Matematica presso l’Università degli Studi di Salerno ed il Dottorato di ricerca in Scienze Matematiche ed Informatiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente si occupa di ricerca, precisamente di problemi di Ottimizzazione Combinatoria, presso l’Università degli Studi del Sannio.

Come nasce l’idea editoriale “L’universo tra le dita. Storie di scienziati ipovedenti o non vedenti”?

“Nasce dal desiderio di contrastare i pregiudizi che limitano la libertà di scelta di ipovedenti e non vedenti, specialmente gli stigmi che ancora oggi allontanano le persone con patologie della vista dalle discipline scientifiche, erroneamente considerate a loro inaccessibili”.

Il testo raccoglie le biografie di dieci scienziati ipovedenti o non vedenti, sei del passato e quattro viventi; qual è lo scopo di divulgare la vita e le opere di questi scienziati accomunati da patologie della vista?

“L’esempio di questi grandi del sapere può contribuire ad abbattere alcuni preconcetti che ancora sviliscono il ruolo degli ipovedenti e dei non vedenti. Lo stereotipo del matematico chino su formule incomprensibili o del chimico circondato dalle provette nel proprio laboratorio suggeriscono un’immagine delle scienze quali discipline prettamente visuali, quest’errata percezione convince ancora oggi molti insegnanti e genitori ad allontanare un giovane ipovedente o non vedente dalle discipline scientifiche, privandolo di una componente fondamentale della sua istruzione o addirittura mortificandone il talento innato e limitandone il futuro professionale”.

“Il metodo migliore per contrastare questo circolo vizioso è lo stesso che si applica per confutare un’affermazione matematica errata, presentare un controesempio, in questo caso le appassionanti vicende biografiche e le sorprendenti scoperte di chi, osservando il mondo dal buio o dalla penombra, ha scritto indelebili pagine di cultura scientifica, progettando strade, descrivendo il moto dei corpi celesti o addirittura salvando vite umane”.

“Ci tengo a precisare che, pur essendo un saggio, “L’Universo tra le Dita” è stato concepito per poter essere apprezzato da tutti, anche da chi non ha un background scientifico. Le vite e le imprese di questi dieci scienziati sono presentate con uno stile puramente divulgativo di modo che chiunque possa affezionarsi a queste figure, appassionarsi a queste storie, spunti di riflessione su temi più profondi tra i quali figurano il concetto di inclusione e l’importanza di contesti inclusivi”.

 

Com’è nata la tua passione per la matematica e per la scrittura?

“Non ricordo un momento o un evento preciso a cui far risalire la nascita della mia passione per la matematica, sospetto di essere tra i fortunati ad essere nati con questa vocazione, eppure non va dimenticato che nessuna propensione produce risultati senza un contesto inclusivo ed il giusto impegno. Non so ben indicare quando, ma ho intuito che uno scienziato degno di questo nome debba anche sapersi esprimere in modo chiaro e coinvolgente ed ho avuto conferma di questa teoria durante gli anni del liceo e dell’università. Ho quindi sempre considerato una buona qualità della scrittura essenziale, così come una conoscenza il più completa possibile delle altre discipline fondamentali; se a questo si aggiunge il fascino che i libri hanno sempre esercitato su di me fin dall’infanzia non è difficile individuare le radici del mio interesse per la scrittura”.

Hai incontrato ostacoli sul tuo cammino?

“Ho incontrato alcuni individui che ritenevano che, a causa della mia patologia, la matematica non facesse per me; tra di essi anche un docente della disciplina. Non sono state poche le persone che hanno dubitato delle mie capacità, ma per fortuna ce ne sono state tante che in me non hanno visto una persona con bisogni speciali, ma uno studente, un collega, un cittadino come tutti gli altri”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

“Proseguirò nel mio impegno per una società più inclusiva, non solo divulgando il messaggio di “L’Universo tra le Dita”, ma anche con il progetto “Accessibilità all’Arte” che ho fondato e coordino, la prima iniziativa che, con metodologie scientifiche, si propone di realizzare riproduzioni tattili di beni artistici bidimensionali per ipovedenti e non vedenti”.

Cosa ti aspetti dalla divulgazione del tuo testo e soprattutto dov’è  possibile acquistarlo?

“Spero che l’esempio dei grandi di cui ho scritto possa contribuire alla lotta contro gli stereotipi, che il mio messaggio di speranza ed inclusione venga recepito e trasmesso, specialmente nelle scuole e nelle università”.

 

“È possibile ordinare o acquistare “L’Universo tra le Dita” in tutti i negozi La Feltrinelli ed UBIK; il volume è inoltre disponibile sul sito di Edizioni Efesto, su Amazon ed altri rivenditori online. Gli iscritti all’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti possono accedere gratuitamente all’audiolibro, letto da Edoardo Camponeschi, eminente voce di Rai 5, tramite l’applicazione Libro Parlato Online”.

 

 

 

 

 

 

Infine ti chiedo un tuo pensiero sulla scuola e sul concetto di inclusione?

“Seppur oggi tristemente svuotata di gran parte della sua peculiare funzione educativa, la scuola resta il più efficace e sottovalutato baluardo contro la ghettizzazione sociale. Le politiche promosse negli ultimi decenni non sono riuscite ad eliminare il flagello della discriminazione all’interno delle nostre classi e spesso, già a partire dai primi cicli scolastici, vi è una netta frattura tra il gruppo classe e gli alunni con bisogni speciali, una tendenza accentuata da un imperante atteggiamento di pietismo e condiscendenza alimentato da una narrazione della disabilità a dir poco semplicistica”.

“È fondamentale che si inizi a considerare le persone con disabilità come elementi di una diversità costruttiva invece che come problemi. Credo che le figure ritratte in “L’Universo tra le Dita” possano essere il punto di partenza per una battaglia culturale che parta dalla scuola e mi dichiaro disponibile per possibili collaborazioni volte a portare il messaggio dell’opera nelle classi”.