La Parola che non muore dà voce agli invisibili della scuola

La Parola che non muore dà voce agli invisibili della scuola

LA PAROLA CHE NON MUORE

Tre giorni di incontri a Bagnoregio e Montefiascone

(1°-3 ottobre)

VIa edizione

Dante, la memoria, la scuola, la malattia

LA PAROLA CHE NON MUORE DÀ VOCE AGLI INVISIBILI DELLA SCUOLA

Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) ha visto aumentato il carico lavorativo oltre alle proprie responsabilità, ma a questo non è mai seguito un adeguato aumento retributivo. E ancora più importante, ci dice Gerardo Fania di Feder.ATA a margine dei lavori della prima giornata del Festival presso l’auditorium Taborra di Bagnoregio, siamo ben lontani per l’ex bidello da uno status di agente rispettato che interagisce da pari a pari con tutti gli attori dell’istituzione scolastica. Eppure questo modello sarebbe realizzabile, se si guarda per esempio al modello tedesco dove il personale ATA si distingue in due figure, una dal profilo prettamente ammnistrativo e una tecnica, coinvolta a pieno titolo nella didattica.

Questa arretratezza del nostro sistema deriva da anni di non ascolto e di mancati aggiornamenti contrattuali da parte della politica, che conseguentemente impegnano i sindacati, più che nella progettazione, in estenuanti e continue vertenze.

 

 

Ma il personale ATA non è la sola categoria di ‘invisibili’ nel sistema scolastico. Ce lo hanno ben piegato due giovani molto brillanti e impegnati che hanno animato l’ultima sessione del Festival. Emma Sabatini e Gianmarco Silvano (Unione degli Studenti) hanno parlato del ‘Manifesto per la scuola del futuro’ una iniziativa che parte da lontano, coinvolge tutte le piazze d’Italia e mira ad interloquire attivamente con le Istituzioni ministeriali e governative nella primavera del 2022. Abbiamo chiesto loro quali siano, fra i molti che il Manifesto tratta, i temi che stanno loro più a cuore.  Gianmarco ci ha risposto che certamente è il tema del diritto allo studio, considerati i tagli che dal 2008 in poi hanno visto la Penisola diventare fanalino di coda nella spesa per la scuola, ma anche in ragione dell’allarmante tasso di abbandono scolastico, anche preesistente a quello generato dalla pandemia. Occorrerebbe insomma un vero welfare studentesco, in grado di garantire a tutti tanto per cominciare l’accesso ai testi scolastici e ad adeguati mezzi tecnologici e di trasporto.

Emma invece ha sottolineato come tante iniziative siano solo di facciata e come concretamente ‘le scuole siano le stesse (spesso vecchie e inadeguate) che abbiamo lasciato prima della pandemia’. Servirebbe maggiore e reale inclusione degli studenti nei processi decisionali anche perché essi hanno concretamente dimostrato (e occasioni come quella di oggi lo confermano) di avere una originale e propositiva visione del mondo che li circonda, oltre a possedere molte utili e inedite chiavi interpretative del futuro che ci aspetta.