Erasmo Venosi: “L’aspetto più importante su cui si deve intervenire è il monitoraggio dell’aria nelle singole classi”

Erasmo Venosi: “L’aspetto più importante su cui si deve intervenire è il monitoraggio dell’aria nelle singole classi”

Ottobre 24, 2021 0 Di Ylenia Franco

Nel primo appuntamento della stagione 2021/22 de “La Voce della scuola”, non è mancato il punto di vista della scienza, attraverso il fisico Erasmo Venosi. “Ritengo fondamentale: l’intervento- dichiara il dott. Venosi-, sia di natura meccanica attraverso una strumentazione sia attraverso un’azione ordinaria come quella di aprire le porte e finestre, deve essere conseguenziale al costante monitoraggio sulla presenza di anidride carbonica nell’aria”.
Nella Missione 6 Salute del PNRR si prevede entro la metà del 2022, con la presentazione di un disegno di legge alle Camere, “un nuovo assetto istituzionale che in linea con l’approccio ‘One-Health’” si occupi di una prevenzione integrata tra diverse discipline e professionisti (medici, ambientalisti, economisti, sociologi, etc.), per affrontare in modo sistemico i bisogni delle persone sulla base della relazione tra la loro salute e l’ambiente in cui vivono, con l’obiettivo di una governance della prevenzione primaria in senso ampio, per raggiungere il miglior bilanciamento tra rischi, benefici e co-benefici per tutta la società. È importante conoscere la posizione della comunità scientifica in relazione a queste premesse, attraverso le parole del Prof. Venosi.


La pandemia da SARS-CoV-2 è il più grande shock a livello globale degli ultimi decenni. Uno tsunami che ha causato milioni di vittime e ha devastato l’economia. Ma c’è almeno una lezione che possiamo trarre da questo annus horribilis?


“La lezione più grande è l’effetto dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento ambientale, che hanno ricadute sulla salute pubblica molto rilevanti. Per quel che riguarda la pandemia, proprio negli ultimi giorni c’è stata la decodifica della Variante Delta. Negli Stati Uniti ed Israele si sta diffondendo rapidamente, in Inghilterra sono stati individuati già 45 mila casi. Credo che ogni elaborazione politica deve tenere conto dei dati. In Italia 9 milioni e mezzo di persone, tra studenti, docenti ed ATA, si trovano nel secondo ambiente col più elevato rischio di infezione (dopo quello domestico): le classi”.


Inoltre, in una comunità eterogenea e compressa in pochi metri quadri come quella scolastica e con le attuali linee guida di salvaguardia della persona, il fattore di rischio è mutato rispetto alla prima forma virale e quali forme d’intervento ritiene indispensabili?


” La questione più importante è la qualità dell’aria, come ha evidenziato anche l’OMS ma tale messaggio non è stato recepito a dovere. Solo la regione Marche si è attivata in questo senso. Basterebbe un investimento di poche centinaia di euro per classe per avere degli strumenti in grado di verificare la presenza di anidride carbonica nell’aria e procedere al ricambio. Ma neanche questo si fa. I fattori di rischio sono la densità degli alunni nelle aule per più di 4 ore e le regole disposte dalle Linee Guida del MI sono del tutto insufficienti: aule densamente piene, distanziamento non obbligatorio…ma la questione primaria è i a mancanza di controllo del tasso di anidride carbonica nell’aria. Questa situazione com’è prevedibile peggiorerà nei mesi prossimi, da novembre a febbraio. Il Coronavirus utilizza dei fattori di contorno per incrementare la velocità di diffusione e uno di questi è lo stanziamento della stagione invernale. Sappiamo che la variante Delta colpisce la proteina Spike che entra nella cellula, si stanno attualmente studiando le sue due le mutazioni, una delle quali sembra molto pericolosa. Il 9 settembre con l’ultimo piano introdotto dal Ministero della Salute si rileva un certo ottimismo, ma per quanto riguarda la scuola io vedo perdurare i fattori di rischio già esistenti: la densità di alunni per classe e la mancanza di controllo della qualità dell’aria”.


La scuola in pratica è rientrata nelle stesse condizioni in cui l’avevamo lasciata, senza interventi sostanziali. Quali sono le motivazioni del mancato ascolto dei governi alle indicazioni scientifiche?


“Sarò molto franco su questo punto: credo che nel contesto italiano l’elemento prevalente è l’aspetto economico. Nicolfi ha definito la nostra società una “società signorile di massa”. Si è preso atto di alcune situazioni ma non si sono presi provvedimenti atti a evitare conseguenze nefaste. Nove virologi hanno firmato un documento che aveva secretato la morte del virus, due dei quali operano nel CTS. In realtà noi abbiamo un numero altissimo di morti, in rapporto a 100mila abitanti: 219; gli Stati Uniti ne hanno 218, il Belgio e la Slovenia sono al primo posto in questa triste graduatoria. Inoltre non dimentichiamo che in Italia mancava un piano pandemico, lo aveva solo la Lombardia ed era del 2006, con un aggiornamento del 2011, nonostante le indicazioni dell’OMS, che aveva avvisato della possibilità di una pandemia, dopo la SARS. C’è sempre la prevalenza economica. Non dimentichiamo che abbiamo avuto anche la censura dei dati, i ricercatori indipendenti non hanno avuto accesso ai dati”.
Sui dati e sulla mancata comunicazione il Dott. Tosi e il Dott. Ferretti hanno più volte dichiarato l’importanza della qualità dell’aria, senza essere ascoltati.
“Voglio aggiungere che l’attuale Premio Nobel della Fisica è stato irriso nella lettura dei modelli di proiezione da parte di alcuni economisti, che gli hanno dato del ‘vecchio’, sostenendo che con le sue analisi non si arrivava a nulla”.