Salvatore Curreri, professore di diritto costituzionale: “Sento parlare molto di diritti e poco di doveri, e non mi pare un caso”

Salvatore Curreri, professore di diritto costituzionale: “Sento parlare molto di diritti e poco di doveri, e non mi pare un caso”

Novembre 2, 2021 0 Di Ylenia Franco

“Il green pass per i vaccinati non certifica che io sia un soggetto sano, solo che sono vaccinato, è il tampone che certifica la positività o la negatività. C’è qui in collisione il diritto della privacy, al lavoro, alla salute. È mai possibile che ogni volta che c’è una legge, un decreto debbano essere messi in collisione più diritti? Cioè un diritto contrasta un altro diritto? Ne parliamo con il prof. Salvatore Curreri, professore di diritto costituzionale e pubblico comparato presso l’Università di Enna Kore”. Introduce con questi due quesiti l’editore del blog e dell’omonima associazione  “La Voce della Scuola Live”, il prof. Diego Palma.


“Sento parlare molto di diritti e poco di doveri, e non mi pare un caso. Non scendo sul piano scientifico perché non ne ho le competenze, ma credo che molte espressioni utilizzate non siano condivisibili, perché parlare di sperimentazioni, abusi e vessazioni non denota uno sforzo di comprensione della situazione attuale. Mi sembra un modo unilaterale di affrontare il problema. Affrontando in questo modo il problema, ci si dimentica che siamo una comunità, il che comporta degli obblighi come la tutela di alcuni interessi comuni come la salute della collettività. Non a caso l’art. 32 della Costituzione qualifica la salute pubblica come diritto fondamentale dell’individuo ma anche della collettività. Non è un caso che la protezione della salute pubblica costituisce espressamente un limite alla libertà di circolazione. Ci troviamo in una situazione strana: ognuno rivendica per sé i propri diritti e la Costituzione, di cui ne fa vessillo e scudo delle sue tesi. Da ambo le parti, ovviamente. Ma questo fatto è simbolo di letture unilaterali. La Costituzione invece si deve leggere nel suo complesso, nell’ottica solidaristica e collettiva, e non anarcoide a scapito dei diritti altrui. La Corte Costituzionale ha detto una cosa importantissima e definitiva: non esistono diritti tiranni, cioè diritti che siano prevalenti su altri. Nemmeno il diritto alla salute è un diritto tiranno che prevale su tutto, benchè qualcuno dica che la salute pubblica è il primo interesse della collettività. Ma anche in questo caso tale diritto va contemperato, va bilanciato con altri diritti e altri doveri. In questa prospettiva il fatto che oggi si discuta del green pass, anche dal punto di vista operativo, non genera in me nessuna perplessità. Nessuno ha la verità in tasca, per cui si possono trovare soluzioni migliori ma sempre nell’ottica di contemperamento degli interessi, non nell’ottica individualistica delle proprie pretese. D’altra parte finora tutte le pronunce dei giudici, ordinari, nazionali, internazionali (penso alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo), hanno sempre respinto le richieste di annullamento dei provvedimenti che sono stati adottati. Sul green pass non abbiamo ancora pronunce, ma tutte i provvedimenti che hanno obbligato le persone di dotarsi un certificato che attesti la condizione di salute e non infettività, (penso all’obbligo del personale sanitario) sono state accolte perché la tutela della salute collettiva è un valore che non può essere sottomesso al diritto del singolo di lavorare sempre e comunque. A me sembra assurdo, ad esempio, che il personale sanitario possa rivendicare il diritto di lavorare mettendo a repentaglio la salute di chi si trova nelle strutture sanitarie proprio per guarire da questo virus, afferma il prof. Salvatore Curreri “.

“Non entro nel merito scientifico, ribadisce, ma il dato che le strutture sanitarie siano piene di persone non vaccinate mi basta, lo trovo più che sufficiente come dato. Voglio però sottolineare che l’obbligo della vaccinazione, la misura estrema, potrebbe essere presa dal Governo perché esse è prevista dalla Costituzione; l’art. 32 pone questa possibilità. Il green pass, anche se costituisce un modo larvato di portare alla vaccinazione, è comunque una misura che non impone tale obbligo. Costituisce un onere, è vero, ma non è un obbligo alla vaccinazione. Quello che mi fa riflettere è che se è prevista la vaccinazione come trattamento sanitario obbligatorio, non capisco come possa essere motivo di scandalo un trattamento che obbligatorio non è e viene incentivato e raccomandato. E non si può dire assolutamente che questo trattamento viola la persona umana, paragonando il green pass a ben altri tipi di trattamento. Questo inciso, che fu introdotto nell’art. 32 da Aldo Moro, fu introdotto per evitare il ripetersi di esperienze come quelle naziste che portavano a sterminio, trattamenti chirurgici dal vivo, senza anestesia, a sperimentazioni scientifiche. Cerchiamo per favore di recuperare la misura delle cose. Non si può paragonare il programma Axion14 del Nazismo ad una misura che è efficace e non comporta nessuna violazione alla dignità umana”.


Secondo lei, perché ci sono politici che cavalcano l’onda del dissenso al green pass e diffondono disinformazione? È per un motivo elettorale oppure si tratta di una società che non sa fare più corretta informazione e non comprende più il bene della collettività?


“Non si comprende il motivo di posizioni palesemente antiscientifiche, dichiara lo stesso prof. Salvatore Curreri. Credo che nel rispetto delle convinzioni, delle paure, dei dubbi, c’è certamente un problema di mancanza di informazione. Ma io credo che covi sotto qualcos’altro. Credo che questa situazione ha dato adito ad un disagio sociale che esisteva prima della pandemia e che la pandemia ha aggravato. È un tema non nazionale (pensiamo all’assalto di Capital Hall), io personalmente ho la sensazione che ci sia una base un po’ irrazionale, che ha molto a che fare con i sentimenti di rabbia, di frustrazione contro lo Stato, contro il governo, sentimenti che già preesistevano. La pandemia ha catalizzato questo fenomeno. La risposta a questo scenario sarebbe insistere sulla corretta informazione”.


Lei non crede che c’è stata un’informazione e una disinformazione susseguitesi in modo un po’ selvaggio? Con notizie che si contrastavano, creando confusione, mentre si adottavano misure che venivano stravolte poco dopo? Si poteva comunicare da subito che era obbligatorio il green pass oppure era obbligatoria la vaccinazione?


“Sono d’accordo con lei, asserisce il prof. Salvatore Curreri, anche se inizialmente bisogna ammettere che navigavamo tutti a vista, per cui sono indulgente con la prima fase. Ma dopo c’è stato sicuramente un difetto nell’informazione. Le informazioni sono state date in modo ansiogeno. In Germania, la Merkel, sicuramente in virtù dei suoi trascorsi scientifici (ricercatrice in chimica) ha comunicato in modo molto chiaro la situazione, rispetto ai rappresentanti italiani. L’approccio attuale, graduale e non obbligatorio, anche per motivi strutturali, per cui le vaccinazioni erano prima consigliate, poi raccomandate, poi incentivate, adesso fortemente promosse, è un percorso graduale che a me personalmente convince. Non dobbiamo dimenticare che ci sono resistenze politiche all’obbligo vaccinale. Non c’è sotto questo profilo una condivisione di alcune risultanze scientifiche. Il fatto che si continui a parlare di vaccinazioni sperimentali oppure di effetti collaterali che portano alla morte, è un modo di comunicare che disorienta le persone. Persone, che in gran parte hanno dimostrato molto buon senso, infatti la campagna vaccinale ha avuto successo”.


Vorrei aggiungere, per onestà intellettuale, conclude, che sebbene io non condivida quasi nulla su quello che ha detto la Sen. Granato, da costituzionalista e da parlamentarista mi preoccupa molto il fatto che lei sia stata espulsa. Sono molto preoccupato del fatto che una parlamentare sia stata toccata da questo provvedimento, non perché i parlamentari siano una casta intoccabile, ma perché i parlamentari esercitano una funzione fondamentale nella nostra democrazia, per questo hanno delle funzioni particolari. Espellere un parlamentare da un’assemblea rappresentativa è sempre spiacevole, soprattutto quado si portano avanti idee che, anche se non condivisibili, sono rappresentative di una parte della popolazione.