Il fenomeno mamme dal telefono

Il fenomeno mamme dal telefono

Novembre 6, 2021 0 Di Ylenia Franco

Un fenomeno molto diffuso in Italia, da circa un ventennio a questa parte, vede le donne impegnate nell’insegnamento a doversi trasferire per poter esercitare la propria professione. Inizialmente lo hanno fatto da precarie, per maturare un punteggio tale da poter aspirare all’agognato ruolo. Ricordiamoci che per quasi 10 anni, dal concorso del 1995 al concorso 2012, la situazione del reclutamento è rimasta pressoché immobile, i posti dati a ruolo in questo periodo sono stati pochissimi, per le politiche dei tagli che di fatto compensavano con i perdenti posto il normale turn over dei pensionamenti. Nel 2015, con la famigerata Legge 107 (c.d. Buona Scuola) c’è stato invece un massiccio reclutamento di docenti per il tanto atteso ampliamento dell’organico. Quindi tali docenti precarie hanno avuto la trasformazione del loro contratto da tempo determinato a tempo indeterminato. L’effetto collaterale di questa manovra ha però comportato che chi lavorava già fuori provincia di residenza, lontano dai propri affetti, è rimasto fuori, perché le assunzioni sono state affidate ad un algoritmo, che, come numerosissime sentenze hanno dimostrato, ha commesso numerosi errori.

Tant’è, le colleghe precarie sono finite dalla padella alla brace: da docenti precarie lontano dalla famiglia a docenti di ruolo…sempre lontano dalla famiglia!!

 

Prof. Iuliano rappresentante della UIL RUA scuola

“Sono passati anni, poi decenni; si sono sposate, i figli sono cresciuti…lontano. Era possibile ascoltare la loro vita solo attraverso il telefono. Ma purtroppo non per raccontare le favole, come faceva il Ragionier Bianchi di Rodari, ma per seguire la quotidianità dei figli a tanti km di distanza. Sono le cosiddette “Mamme al telefono”, recentemente ricordate dal Prof. Iuliano rappresentante della UIL RUA scuola, nella diretta de “La Voce della scuola Live” che sottolinea come tali docenti ogni anno si recano nelle sedi del sindacato UIL per sapere se ci sono novità. È vero, la scelta è stata fatta, ma le motivazioni sono molto più complesse di come vogliono farcele apparire. Senza entrare nei dettagli, che sarebbero incomprensibili ai non addetti ai lavori, diciamo che le informazioni non sono state chiare sin dall’inizio: dopo la riforma Gelmini, venne divulgata la notizia che la provincia scelta non sarebbe stata più modificabile, per cui molte si trasferirono perché era l’unico modo di continuare a lavorare. E questa voce venne confutata. Con la Legge 107/2015 si diffuse la voce che chi non avrebbe scelto le 100 province sarebbe stato espulso dalle graduatorie. E anche questa voce è stata smentita. Ora, è vero che bisogna informarsi, ma quando si tratta di scelte di vita, di un progetto di vita che si sta portando avanti da anni magari, si teme di sbagliare e quindi vengono fatte scelte d’impulso, spesso seguendo la massa”.

 

È capitato proprio questo, e quindi le colleghe sono rimaste lontane dalla famiglia e dagli affetti. A questo punto c’è la possibilità di chiedere il trasferimento, dopo il superamento degli anni di vincolo (che ci sono sempre stati, tranne in qualche caso dove il vincolo è stato derogato), di solito 3 o 5. Ma anche qui assistiamo ad un buco nell’acqua, perché in alcune province italiane (Caserta, Agrigento, Trapani, ecc.) gli unici ad ottenere il trasferimento interprovinciale sono coloro in possesso di precedenze. È giusto, le categorie fragili devono sempre essere tutelate; ma la magistratura, dopo anni di indagini, ha provato al di là di ogni dubbio, che in molti casi le precedenze erano basate su documentazioni fasulle. Quindi le colleghe che sono rimaste fuori e hanno ‘sentito’ al telefono i loro figli crescere, senza la possibilità di seguirli nelle tappe importanti della loro vita, si sono sentite ‘cornute e mazziate’: hanno pagato la loro onestà, la loro dedizione venendo private della loro vita familiare da coloro che, senza scrupoli né coscienza, ha scelto consapevolmente l’illecito. C’è da aggiungere che ancora oggi l’illecito paga: solo in pochi casi chi è stato giudicato colpevole ha perso i propri privilegi, ed inoltre il rischio è bassissimo, i controlli praticamente non esistono, considerato che gli Enti preposti si limitano ad accettare le autodichiarazioni (!) e i controlli vengono fatti a campione.

Non solo, per alcune classi di concorso (quelle in esubero) i posti disponibili sono talmente esigui che ogni hanno vengono fuori nuovi perdenti posto, e quindi impensabile ottenere un trasferimento. Queste situazioni sono il risultato di politiche che hanno cercato di ‘tappare i buchi’, senza affrontare le problematiche serie connesse ai docenti, costretti a vivere lontano dalla famiglia, il cui stato d’animo non può certo dirsi sereno, andando a ledere quelli che vengono sbandierati come diritti fondamentali della nostra Costituzione, come quello alla famiglia o alla salute (viaggiare ogni settimana non può contribuire al benessere). Ci sarebbe tanto altro da aggiungere (oltre alle mamme al telefono, ci sono figli e figlie che non hanno potuto stare accanto ai genitori ammalati, senza considerare le difficoltà economiche del doppio affitto, dei biglietti, lo stress dei ritardi e degli scioperi, vissuti settimana dopo settimana, per anni…). Quello che stupisce è il continuo disinteresse della politica di fronte ad una situazione tanto grave e diffusa, anzi quest’anno aggravata dal vincolo di permanenza per chi ottiene il trasferimento. Sembra che si voglia in tutti i modi punire queste colleghe per aver rispettato le regole.


ADESSO BASTA! Che la politica faccia il suo dovere e si occupi del benessere dei cittadini, soprattutto a quelli a cui sono affidati gli studenti, che rappresentano il nostro futuro: GLI INSEGNANTI!!!!