Costo della vita in Italia: Rischio povertà personale scolastico. “Stipendi del mondo scuola disconnessi dal costo medio della vita in Italia”

Costo della vita in Italia: Rischio povertà personale scolastico. “Stipendi del mondo scuola disconnessi dal costo medio della vita in Italia”

Dicembre 2, 2021 0 Di Ylenia Franco

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La Voce della Scuola LIVE – 47esima puntata

Costo della vita in Italia: Rischio povertà personale scolastico. “Stipendi del mondo scuola disconnessi dal costo medio della vita in Italia”

Gli stipendi dei docenti italiani sono discutibili per tre ragioni fondamentali che aumentano il divario tra la retribuzione nostrana e quella europea:
1) stipendi inferiori di almeno il 10% rispetto alla media europea e/o paesi Ocse ma addirittura pagati la metà di quelli tedeschi;
2) Un altro grande divario è rappresentato dalla velocità con cui si sviluppa la carriera dei docenti nei diversi Paesi: occorrono 35 anni in Italia contro i 26 dei paesi OCSE per raggiungere il massimo della retribuzione;
3) il decrescere dell’aumento premiale col progredire della carriera stessa.


Altro fattore sommerso è che la retribuzione del personale scolastico risulti esser totalmente disconnessa dal costo della vita attuale. “Gli stipendi degli insegnanti sono inadeguati, non solo rispetto alla media Europea ma anche rispetto al resto del pubblico impiego in Italia- dichiara Pino Turi, Segretario Generale UIL Scuola Rua-, nonostante la scuola detiene la percentuale maggiore del personale laureato – il 60% dei docenti ha quale titolo di accesso una laurea magistrale-. L’emergenza salariale è iniziata con i tagli della Gelmini e dell’allora Ministra del MEF. Come sindacato ci siamo occupati molto dei precari e della stabilizzazione, tralasciando la retribuzione; non perché non ci siamo attivati sulla questione, ma perché non siamo riusciti a raggiungere i risultati attesi, per questo abbiamo indetto lo sciopero del 10 dicembre”. Tra le vertenze dello sciopero congiunto delle organizzazioni sindacali: Uil, Gilda, Snals e FLC CGIL, c’è appunto l’annoso problema del sistema retributivo del comparto scuola. “Nella finanziaria c’è ben poco per il personale della scuola- continua Pino Turi, Segretario Generale UIL Scuola Rua-. Siamo arrivati ad un divario di circa €350 rispetto al pubblico impiego. Oggi tutti lavoratori dipendenti, con gli aumenti del mercato e l’inflazione, vanno a essere colpiti nel loro già magro stipendio. Si sente parlare in questi giorni di ‘riduzione delle tasse’ ma degli 8 miliardi di cui si discute ben poco andrà ai lavoratori della scuola.

La previsione della curva IRPEF darà risultati solo per chi ha redditi superiori a 50000 €, in pratica è come se il governo agisse come un Robin Hood alla rovescia, dando di più a chi ha di più”. Tutto il lavoro dipendente -non solo della scuola- uscirà da questa finanziaria con prospettive non rosee. Occorre un’inversione di tendenza in Legge di Bilancio affinché il nuovo contratto dei lavoratori della scuola abbiano le attese 3 cifre a fronte di un aumento del PIL nazionale. “Il costo dell’ investimento nell’istruzione in Italia è del 4% del PIL, quasi la metà rispetto ad altri paesi europei come la Germania- conclude Pino Turi, Segretario Generale UIL Scuola Rua-, un Paese che non investe nell’istruzione difficilmente riuscirà ad aumentare il proprio PIL. Le risorse del PNRR non andranno al personale ma alle strutture ma se non si investe nel personale, come funzioneranno queste strutture? Il 10 dicembre parteciperemo allo sciopero con lo slogan “LA SCUOLA DICE BASTA E SI RIBELLA” e lo fa con tutti gli strumenti della democrazia. Proprio per questo invitiamo tutti a partecipare per sottolineare il nostro disappunto rispetto a ciò che non è stato previsto nella legge di bilancio per la scuola”.