Scuola, Frate (Italia Viva): “Governare la complessità non è semplice, talvolta si tratta solo di buon senso applicato al reale”

Scuola, Frate (Italia Viva): “Governare la complessità non è semplice, talvolta si tratta solo di buon senso applicato al reale”

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“In occasione della ripartenza delle scuole vorrei chiarire ancora una volta che la scuola non è un educandato rinascimentale dove gli studenti devono essere rieducati. La scuola è prima di tutto istruzione e formazione, ed è un’istituzione democratica fatta di regole, di programmi, di risorse, di liturgie, di storia del pensiero sociale ed educativo e non, dunque, un centro per l’impiego come ha insinuato qualcuno. Chi lo dice non conosce la realtà scolastica. Come in tutti i settori lavorativi anche nella scuola c’è chi eccelle e chi segue la routine, ma questo non autorizza a generalizzare puntando il dito contro precise categorie. Si generalizza quando non si hanno idee e si ragiona per luoghi comuni. Invece di essere denigrati, i docenti vanno valorizzati, in particolar modo quelli che compiono enormi sacrifici per supportare gli studenti più difficili.” Così in una nota Flora Frate, Parlamentare di Italia Viva.

“Conosco personalmente realtà territoriali -afferma– dove la devianza giovanile è ai massimi livelli e dove la comunità scolastica fa uno grande sforzo per non perdere i ragazzi, per dare loro un punto di riferimento. E lo fanno malgrado la scarsità delle risorse, la fatiscenza degli edifici, le difficoltà economiche di studenti e famiglie. Non si può nemmeno lontanamente immaginare cosa significhi gestire il covid in questi contesti, ci vuole davvero una grande professionalità e una notevole pazienza per farlo.”

“La questione della scuola, ribadisce Frate, non può essere ridotta a “si dad o no dad”. Per tenere aperta la scuola non bisogna allarmare nè tanto meno essere allarmati, ma collaborare in maniera aperta e costante con la comunità scolastica, in modo da trovare soluzioni realmente perseguibili rispetto al contesto sociale di riferimento, prendendo decisioni utili e chiare. Su una cosa sono completamente d’accordo: la didattica a distanza aumenta le disuguaglianze e la dispersione scolastica. Varrebbe la pena studiare e approfondire il fenomeno, magari con una commissione dedicata. La situazione attuale è la conseguenza di quanto non è stato fatto all’inizio della pandemia, ossia trovare una formula tra mascherine, sistema di aereazione, tracciamento, trasporti e medicina territoriale. Quegli errori politici pesano come macigni. Non basta -conclude- assumere personale covid se poi contagi e quarantene mettono a dura prova la continuità scolastica. E abbiamo visto – conclude – che non serve acquistare i banchi a rotelle se ancora oggi si discute sull’opportunità di utilizzare le mascherine FFP2.”